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Dopo la visita nel 2005 agli insediamenti produttivi di Airbus Industrie, nel giugno 2006 ho ripetuto l’ esperienza nel nuovo sito Jean Luc Lagardère, 200 ettari di estensione ed oltre 3500 dipendenti, sempre nei pressi dell’ aeroporto di Toulouse Blagnac, sito dove si assembla il più grosso aereo commerciale, l’ A380. La visita è preferibile prenotarla in anticipo, per telefono o per e-mail presso Taxiway, organizzazione specializzata in tour guidati in complessi industriali (www.taxiway.fr) pena il rischio di non essere accettati. Io mi ero prenotato per il primo tour delle nove del mattino e il mio bus era al completo. Il prezzo non è proprio a buon mercato, 14 euro. Si parte dal nuovo centro dedicato ai visitatori nei pressi dell’ entrata al complesso Lagardere, riconoscibile per avere come ingresso il simulacro di una sezione di fusoliera dell’ A380. All’ interno, oltre la reception, c’è la boutique con i modellini Airbus in tutte le scale e… prezzi. Non mancano numerosi altri articoli marchiati rigorosamente Airbus per la gioia dei fans di questo costruttore: abbigliamento, gadgtes, foto, libri e molto altro. La visita inizia in una sala che riproduce quella usata per il controllo dei parametri di volo, ambientali e dei motori durante i test in volo. In un grande schermo diviso in diverse parti, viene proiettato il filmato del primo volo di F-WWOW con viste dal cockpit, dal vano carrello e da diversi altri punti dell’ aereo. Su altri schermi vengono mostrati i parametri del volo. Un altro breve interessante filmato mostra le prove di stallo viste dal cockpit, con evidenti vibrazioni e da un’ altra vista, si notano delle marcate scie di condensazione che si formano e staccano dalle pinne applicate sui motori. Un visione suggestiva è quella presa dall’ apertura del vano carrello poco prima dell’ atterraggio. Poi la visita prosegue con il bus all’ esterno della “fabbrica” dove la guida, una graziosa signora descrive i vari edifici dove si eseguono le varie fasi dell’ assemblaggio del 380, il tutto condito da una serie di cifre molto esplicative sulla grandezza dell’ intero progetto. Finalmente si entra e già vicino ai cancelli c’è un 380 parcheggiato, quello con la coda parzialmente verniciata nei colori Singapore Airlines (MSN 005) e con l’ ascensore si sale a 30 metri di altezza su un balcone che domina il reparto di assemblaggio finale: tre aerei con già sulla coda il logo di Singapore Airlines sono in attesa di essere completati, circondati dagli scali sui quali i tecnici e gli operai si muovono come dei moderni lillipuziani. Pezzi e pannelli mancanti sulla fusoliera e sulle ali, mostrano tubi e cavi penzolanti e viene spontaneo chiedersi: “ma si ricorderanno di montare tutti i particolari senza tralasciare niente?”. Sulle prime due fusoliere ancora grezze nel solito verde scuro del primer, si legge la sigla MSN06 e MSN10. Intanto su degli schermi vengono proiettati altri filmati relativi al trasporto delle varie parti prodotte in tutta Europa. Anche questo filmato è molto interessante, si vede la chiatta che per transitare sotto i ponti di Bordeaux deve attendere la bassa marea, oppure certi passaggi all’ interno dei paesi con le sezioni di fusoliera che sfilano lentamente tra lampioni e balconi con un margine di pochi centimetri. La parte più mostruosa è la semiala, davvero sproporzionata rispetto al camion che la trasporta. E non è da meno lo stabilizzatore orizzontale che viene trasportato intero. Circa una volta al mese viene organizzato un convoglio, che circolando solo di notte e con le strade chiuse al traffico, in diverse tappe raggiunge la sede a Blagnac. Lungo la strada io stesso ho visto dei piazzali recintati e illuminati nei quali la “carovana” sosta durante il giorno. Il filmato poi procede con velocità aumentata e si vedono i carrelli che trasportano le sezioni di fusoliera, che sono dotati di ruote sterzanti a 90° in modo da poter traslare anche lateralmente all’ interno dei reparti dove i pezzi sono agganciati a dei grandi sollevatori su rotaie che prendono i vari tronconi, li accostano correttamente tra loro e li allineano in modo estremamente preciso grazie ad un sistema al laser. A questo punto i pezzi vengono forati e vincolati tra loro con gli organi di collegamento. La fusoliera riceve le sue ali ed il carrello, e dopo le prove di pressurizzazione, delle superficie aerodinamiche e dei calcolatori viene portata nel reparto di assemblaggio finale dove si installano tutti gli impianti ed i motori, reparto che può accogliere contemporaneamente tre aerei. Seguono i primi voli di prova dopo i quali l’ aereo vola ad Amburgo dove nella sede tedesca dell’ Airbus il 380 viene verniciato e vengono allestiti gli interni. A questo punto la visita è finita, ma prima di risalire sul bus, abbiamo la fortuna di vedere un 380 (009 F-WWEA) che viene parcheggiato proprio davanti a noi: è davvero grande, anche se non sembra lunghissimo quello che impressiona sono l’ apertura alare, l’ altezza delle ali da terra, la dimensione della radice alare e le dimensioni dei motori. Per un paragone più veritiero si deve attendere di vedere il bestione europeo parcheggiato vicino ai più familiari 747 e 777. In decollo non sembra più rumoroso di un 777, ma è solo una sensazione personale. Dopo un’ ora e mezza, con il bus si torna al centro visitatori dove i partecipanti come dei perfetti turisti si buttano sui gadgets da acquistare come ricordo della visita al complesso produttivo J L Lagardère. Da appassionato resta un leggero senso di delusione perché si vorrebbe aver visto un po’ di più di una ventina di minuti sulla balconata panoramica, però si deve riconoscere che portare orde di turisti in giro per i reparti produttivi non è una impresa facile. Ovviamente è rigorosamente vietato riprendere ogni tipo di immagine. Comunque se ci si trova nei paraggi di Tolosa la visita merita sicuramente di essere fatta, per la soddisfazione comunque di aver visto “da dentro” l’ Airbus Industrie e poi perché é un buon metodo per vedere da vicino il 380 dato che anche quando entrerà in linea non sarà un aereo che arriverà in tutti gli aeroporti.
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